Diodato Sanremo 2024: ecco come sarà il mio Festival

In vista dell’attesissimo Festival di Sanremo 2024, abbiamo avuto l’opportunità di sederci con il vincitore del 2020, Diodato, per una conversazione intima e rivelatrice. Mentre ‘Ti muovi’ si prepara a incantare il palco di Sanremo, Diodato condivide con noi le sue ispirazioni, le sfide e l’emozione di tornare sul palco che lo ha visto trionfare. Scopriamo inoltre i dettagli della sua affascinante collaborazione con Jack Savoretti e come queste esperienze si fondono nella sua performance di Sanremo 2024. Continua a leggere per immergerti nel mondo di Diodato, tra musica, emozioni e creatività.

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Parliamo di ‘Ti muovi’, la canzone in gara a Sanremo 2024: di cosa parla e a cosa ti sei ispirato?

Sono partito da una sensazione, da un movimento emozionale e in quel periodo mi è capitata una cosa particolare, cioè quelle sensazioni che stavo provando, questo riemergere di qualcosa che pensavo d’aver accantonato definitivamente. Ho incontrato queste stesse sensazioni anche negli altri, in alcune persone che ho incontrato in quel periodo, amici, persone molto care. E questo mi ha fatto pensare che forse dovevo provare a raccontare ciò che mi stava succedendo e ciò che vedevo anche nelle vite degli altri. E allora mi sono chiuso in casa e piano piano, giorno dopo giorno, è nata questa canzone che racconta di una sorta di improvviso squilibrio che però porta a un movimento e forse anche all’abbandono con un filo di gioia. Poi musicalmente si capirà ancora di più a quelle sensazioni lì.

Tornerai a Sanremo dopo una vittoria, dev’essere sicuramente emozionante. Come ti stai preparando al ritorno sul palco?

Spero di arrivare con una buona energia e questa è la cosa principale e spero in qualche modo di riuscire a essere completamente connesso con tutte le sensazioni che mi dà questa canzone ogni volta che la canto e poter far arrivare questo a casa. È questa la preoccupazione massima che ho perché mi sento molto rappresentato da questo brano. Credo sia una fotografia di ciò che sono esattamente in questo momento. Guardo le mie diverse partecipazioni e vedo proprio una sorta di evoluzione, una sorta di crescita umana. Sarebbe bello riuscire a fare un’altra bella foto.

Ci racconti un aneddoto o una curiosità accaduta durante la preparazione del festival o durante la scrittura del brano?

Durante la scrittura del brano: probabilmente è stata anche la cosa che mi ha fatto pensare anche al palco dell’Ariston. Sono arrivato a un certo punto in cui questo brano cresceva, montava, ma sentivo che doveva avere una sorta di esplosione e sono arrivato nel mio studiolo casalingo in solitudine. Ero lì a con la mia tastiera, a fare questo movimento di archi su questo special musicale che in qualche modo mi portava da un’altra parte e amplificava quelle emozioni. E allora mi sono trovato in camera da solo a sentire e risentire ciò che avevo fatto. E ho pensato: certo, questo fatto su quel palco con l’orchestra che suona questa parte qui dev’essere bellissimo. Ed eccoci qua.

Come nasce la tua collaborazione con Jack Savoretti? Che cosa dobbiamo aspettarci dal vostro duetto?

Ho conosciuto Jack Savoretti qualche anno fa e siamo stati anche in studio insieme, abbiamo provato a buttar giù un po’ di idee, ma immediatamente ho sentito un’affinità umana e anche nell’approccio artistico. Quindi quando ho scelto di tornare su un brano come ‘Amore che viene, amore che vai’, che è un brano che per me è stato importantissimo, immediatamente è venuto fuori anche il suo nome e le vibrazioni che ho sentito dentro erano molto positive. Ho pensato potrebbe essere una cosa bella, anche perché lui è un altro amante della musica di De André, è di Genova di origini, ma ha fatto un percorso molto diverso. Ed era bello ritrovarsi come punto d’incontro lì con quella canzone.